Seminari, convegni e workshop

2022

Lo scopo di questo convegno sarà quello di favorire una riflessione multidisciplinare e un profondo ripensamento della salute mentale in Italia, anche alla luce della recente pandemia e dei suoi inevitabili effetti a distanza sul benessere psicologico di tante persone e famiglie. Per non parlare delle angosce esistenziali e del senso di smarrimento totale che riguardano tutti noi di fronte all’attuale assurda guerra in Ucraina.
Le scienze mediche hanno preso il sopravvento nelle ultime decadi e anche la psicoterapia risente di un’eccessiva medicalizzazione e di un vero e proprio furore diagnostico nei confronti della sofferenza mentale e dei tanti disordini psicologici, relazionali, psicosomatici presenti in bambini e adolescenti. Se l’intervento psichiatrico – come la psicoterapia – dovrebbero essere centrati sulla cura e il rispetto della persona allora dovremmo includere le scienze umane nel nostro bagaglio professionale e non essere coartati dal modello medico e dalle sue prassi.
Psicologia, antropologia, arte, cultura, spiritualità dovrebbero entrare nel linguaggio di chi è realmente interessato alla persona, alla sua salute e alle sue relazioni affettive, in una società sempre più multietnica e multiculturale.
Psichiatri, psicologi, professori universitari italiani di fama internazionale animeranno questo convegno di studio mettendo a fuoco alcune delle problematiche di maggior rilievo nell’ambito della salute mentale che richiedono un approccio multidisciplinare e una rinnovata collaborazione tra prospettive d’intervento diverse e allo stesso tempo complementari. Si parlerà di psicosi e di depressione, due pilastri della malattia mentale, in un modo nuovo volto a rivalutare la persona e le sue risorse personali e relazionali. Si tratteranno alcune delle problematiche e delle angosce esistenziali presenti negli adolescenti del terzo millennio, dal ritiro sociale alle più svariate forme di dipendenze patologiche, fino all’epidemia dei disordini alimentari e ai crescenti comportamenti auto-distruttivi.

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Gli obiettivi formativi di questa seconda giornata delle lectures Accademia 2022 sono quelli di fornire ai professionisti quegli strumenti necessari per approfondire il tema della genitorialità in due aspetti molto diversi ma intrecciati tra loro: quello della responsabilità e quello del desiderio. 

In particolare, nella lecture della mattina, la Prof.ssa Parolin presenterà un articolato modello di assessment delle capacità genitoriali, da considerarsi come un insieme multifattoriale di quelle abilità necessarie a rispondere ai bisogni fisici ed emotivi del bambino per la strutturazione di una buona relazione affettiva.

Nella lecture del pomeriggio, utilizzando il modello sistemico-relazionale, la Dott.ssa Riccio affronterà il tema dei nuovi scenari della genitorialità, illustrando la delicata e complessa transizione alla genitorialità quando la coppia ha deciso di procreare attraverso la fecondazione medicalmente assistita con donazione di gameti.

Gli obiettivi formativi di questa prima giornata del 12 marzo sono quelli di fornire ai professionisti gli strumenti per la lettura del linguaggio non verbale, attraverso il corpo, da utilizzare nell’intervento psicoterapeutico e di illustrare l’approccio che il terapeuta può utilizzare in una situazione di crisi evolutiva della famiglia a seguito di un processo adottivo.

In particolare, nella lecture della mattina, il Dr. Giovanni Salonia, descriverà un Modello di Terapia Familiare Gestaltica, mettendo in evidenza come la postura antalgica e la prossemica antalgica blocchino il fluire delle esperienze tra e con i corpi e interrompano la crescita e l’assimilazione dei cambiamenti evolutivi dei membri della famiglia. Nello stile comunicativo della famiglia, infatti, si esprime l’identità relazionale di ogni membro della famiglia e il successo o il fallimento delle intenzionalità relazionali. Attraverso la presentazione ragionata di simulate videoregistrate di lavoro con la coppia e la famiglia, verranno mostrati sia la microanalisi delle interruzioni di contatto, sia i patterns di intervento clinico del terapeuta familiare della Gestalt.

Nella lecture del pomeriggio il Dr. Antonio D’Andrea si occuperà di una particolare tipologia di famiglia, la famiglia adottiva, analizzandone le diverse fasi critiche del ciclo vitale. Partendo dall’esperienza dell’infertilità, sia da un punto di vista individuale sia coniugale, verranno descritti i diversi passaggi che caratterizzano l’esperienza adottiva. Attraverso l’analisi delle possibili ricadute dell’esperienza dell’abbandono nel corso del ciclo vitale della famiglia, si evidenzierà come l’esperienza adottiva si configuri come una forma di genitorialità sociale che richiede il coinvolgimento e l’impegno dell’intera comunità per accogliere il bambino adottato.

La giornata di studio rientra nel programma formativo per gli allievi dell’A.P.F. e nelle attività di aggiornamento dei soci R.I.P.Fa.

2021

Questo Convegno nasce dal desiderio di riflettere sulla figura dei nonni nelle famiglie attuali, in continuo cambiamento, e su quanto essi siano ritenuti risorse indispensabili nel lavoro clinico del terapeuta familiare. Ci vorremmo interrogare su quale sia oggi il posto dei nonni in famiglia e su quale sia la loro funzione prevalente, prendendo in considerazione le tante sfide che scaturiscono all’interno delle relazioni familiari e di coppia e il riverberarsi di tensioni e conflitti nella rete della famiglia estesa e del contesto sociale.

I relatori presenti, autorevoli studiosi e clinici a livello nazionale, si alterneranno in queste due giornate portando le proprie esperienze professionali. Si rifletterà su come siano cambiati i nonni nel tempo e nelle diverse forme di famiglia. Si parlerà della possibilità di mantenere una connessione tra le generazioni e di come possa esprimersi oggi la solidarietà familiare. Verranno proposte testimonianze in video da parte dei bambini, che ci porteranno la loro visione di queste figure affettivamente fondamentali.

Nella seconda giornata verrà proposto il tema del valore che i nonni rivestono per garantire una continuità affettiva nelle famiglie frammentate da un divorzio altamente conflittuale, per poi terminare con il coinvolgimento dei nonni in terapia familiare e di come un nonno possa rappresentare una figura di riferimento importante nella formazione clinica.

La terapia familiare è “una storia che cura” sostiene Maurizio Andolfi facendo riferimento al concetto di conoscenza implicita attraverso cui si produce la riscrittura del passato nel presente. 

Il dare corpo alle storie è una prerogativa comune a molti orientamenti terapeutici che nella clinica familiare si avvale della condizione particolare della presenza concreta dei corpi dei componenti la famiglia e delle forme vitali in cui ciascuno di essi si esprime all’interno di quello che Vittorio Cigoli ha definito il “corpo familiare”.

Si tratta di una metafora rivolta a sottolineare l’esistenza di una dimensione specifica che non può essere riconosciuta se ci si riferisce ai singoli e ci si limita a sommare i loro punti di vista; una dimensione che li trascende e che allo stesso tempo è espressione delle azioni di ciascuno. È all’interno di questo modo di concepire l’articolazione tra dimenione soggettiva se collettiva che la clinica familiare guarda al sintomo come metafora relazionale di una condizione di disagio e sofferenza espressa nella  lingua attraverso cui il corpo familiare  significa ed è significato  dalla sua storia. Alcune esemplificazioni  cliniche di come si organizza e si sviluppa il sintomo nelle “famiglie psicosomatiche” (S. Minuchin) verranno presentate nel corso del Webinar.

Non è facile ma è necessario organizzare un convegno di studio che verta sulle insidie presenti e future del Covid 19 “dal vivo”, ovvero nel corso stesso del dilagare di una grave pandemia che ha fatto un numero incredibile di vittime, paragonabile soltanto a una guerra mondiale, e che ha messo in crisi il sistema sanitario e sociale mondiale. Le relazioni che verranno presentate in questo convegno, tanto coraggiose quanto coinvolte sul piano personale, ci daranno uno spaccato della realtà drammatica del momento. Sicuramente non potranno fornirci dati certi e comprovati su come le cose evolveranno nel futuro, anche se possiamo immaginare che le ferite profonde inferte a intere famiglie e comunità da questo nemico invisibile richiederanno tempi molto lunghi per rimarginarsi. È l’intero corpo delle professioni di aiuto, in prevalenza psicologi, psichiatri, assistenti sociali e psicoterapeuti che dovrà farsi carico ora e ancor più negli anni a venire degli effetti di esperienze traumatiche vissute da persone, famiglie e intere comunità. Rifletteremo insieme su tematiche cruciali: dal morire da soli senza un commiato ai tanti lutti sospesi in cui sono mancati quei riti familiari e sociali che accompagnano comunemente una perdita. Affronteremo il dramma degli anziani nella loro solitudine e la loro paura di sparire da soli; così come dei bambini, sottratti spesso alla scuola e al loro bisogno di socialità per crescere sani. La condizione degli adolescenti è ancora più a rischio di isolamento sociale che può dar luogo a forme di comportamenti autodistruttivi. Coppie già in crisi prima della pandemia sono maggiormente a rischio di rottura a causa di una convivenza forzata e spesso la violenza domestica prende il sopravvento su una sana intimità di coppia. Nella seconda giornata verranno descritti interventi sul campo, a partire da quelli ospedalieri, sia di natura medica che riabilitativa, fino a esperienze di supporto psicologico all’interno del Pronto Soccorso e dei reparti di terapia intensiva. Seguirà la testimonianza di chi opera nella psicologia dell’emergenza, nei centri di ascolto e nel sistema carcerario. Verranno infine presentati alcuni dati di ricerca che individuano l’alleanza e la condivisione della genitorialità come una risorsa straordinaria nell’emergenza del Covid 19.

Nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, nel 1942, a qualche mese di distanza l’uno dall’altro, nascono tre bambini che, più avanti negli anni, si conosceranno per aver fatto la stessa scelta: diventare professionisti della salute mentale. Due psichiatri e uno psicologo che nella vita professionale hanno saputo affermarsi attraverso scelte coerenti con il sentire condiviso del valore della psicoterapia come missione umana, alla ricerca e riattivazione delle risorse sociali bloccate, nascoste dietro alla sofferenza. Svilupperanno ciascuno la propria attività in campi attigui ma convergenti nel mondo della terapia familiare. La profonda amicizia, la stima reciproca e la condivisione del modo di essere professionisti aperti e curiosi a sempre nuovi apprendimenti è stato il motore che li ha portati a non perdersi mai più di vista e a cercarsi negli anni per affrontare insieme le diverse battaglie di una lunga guerra, purtroppo ancora in atto, contro il modello medico imperante per proporne uno squisitamente sociale nell’affrontare la sofferenza psicologica di bambini, adolescenti, coppie e famiglie. La giornata è dedicata a loro, ai Ragazzi del ‘42, attraverso le testimonianze di alcuni professionisti che li hanno conosciuti molto da vicino e che con loro hanno collaborato per diversi anni.

Alessandra Salerno*
LE CONSEGUENZE DEI DIVORZI OSTILI SU ADOLESCENTI E GIOVANI ADULTI

La ricerca internazionale relativa alle conseguenze del divorzio sul benessere psicologico dei figli ha spesso trascurato l’impatto che l’evento separativo e i cambiamenti ad esso connessi possono avere sulla vita e sulle scelte dei figli adulti. Il vissuto del sentirsi “intrappolati” nel conflitto coniugale sembra avere esiti a lungo termine e influenzare differentemente la relazione con il padre e con la madre. Nel corso della lezione, anche attraverso esemplificazioni cliniche, ci si concentrerà sull’impatto del divorzio genitoriale sulla qualità delle relazioni di coppia dei figli adulti e sulle modalità di intervento clinico.

*Psicologa, psicoterapeuta, didatta APF Palermo, professore associato Università di Palermo


Anna Mascellani*
LA TERAPIA DEL DIVORZIO BLOCCATO

Sono sempre più numerose le situazioni di divorzio bloccato, in cui la persistenza nel tempo di un’alta conflittualità nella coppia, spesso a distanza di molti anni dalla separazione fisica, impedisce la naturale trasformazione del legame coniugale e, di conseguenza, lo sviluppo di tutti i legami familiari coinvolti. Come nel matrimonio, anche nel divorzio alla coppia viene richiesto di assolvere alcuni compiti evolutivi fondamentali, primo tra i quali il mettere in salvo la genitorialità quando la coniugalità finisce. Ma quando i confini del legame sono ambigui e altalenanti tra l’attaccamento confusivo e il conflitto esasperato tutto ciò è praticamente impossibile: nei divorzi bloccati la separazione coniugale equivale alla fine di tutto, quindi, più semplicemente, nei divorzi bloccati la separazione non c’è. Attraverso la presentazione di un processo clinico verrà illustrato come la sofferenza che il divorzio porta con sé può venire accolta e elaborata in un processo psichico congiunto che accompagni gli ex coniugi a dare un senso alla fine del legame in funzione dei propri processi evolutivi, riprendendo il cammino di una reale separazione emotiva. In un contesto che riconosca i loro sentimenti, la competenza e valorizzi il loro sguardo attento sui figli, il terapeuta può aiutare gli ex partner a intravedere nell’altro non più il nemico da distruggere ma l’alleato su cui contare per sentirsi genitori migliori.

*Psicologa, psicoterapeuta familiare, vicedirettore e didatta APF Roma

Roberto Baiocco*
“IL BENESSERE DELLE PERSONE APPARTENENTI A MINORANZE SESSUALI: ASPETTI CLINICI E DI RICERCA”

L’obiettivo del seminario è fornire uno spazio di approfondimento clinico e di ricerca sul tema del benessere delle persone LGBT+. Saranno forniti gli strumenti di base per riconoscere e affrontare senza pregiudizi i molti temi che possono riguardare la vita delle persone LGBT+ e delle loro famiglie. La discussione teorica sarà accompagnata da vignette cliniche esemplificative delle esperienze maturate presso il Servizio Clinico e di Ricerca “6 come sei” attivo presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma.

*PhD, Professore Associato, Insegna “Psicologia della genitorialità e delle relazioni familiari” e “Psicologia dello sviluppo per l’inclusione”, Terapeuta familiare ed esperto in Valutazione Psicologica, Dirige il Servizio Clinico e di ricerca “6 come sei” presso la Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma

Alessandra Santona*
“L’OMOGENITORIALITÀ: TRA POSSIBILI PROBLEMATICHE E REALI RISORSE”

Sono sempre di più le persone omosessuali che decidono di diventare genitori sulla base di un progetto condiviso, soprattutto per quanto riguarda le generazioni più giovani (Lingiardi, 2007). I progressi scientifici e tecnologici hanno accresciuto la possibilità per tutte le coppie di diventare genitori: nello specifico le coppie omosessuali, nei Paesi in cui è possibile, possono decidere di adottare un figlio o di prenderlo in affidamento o, in alternativa, ricorrere a tecniche che garantiscano un legame genetico con la prole, come la fecondazione assistita o la gestazione per altri (Fruggeri & Chiari, 2006). Il concetto di scelta assume quindi una notevole importanza, perché la pianificazione dell’iter da intraprendere per diventare genitori è spesso costellato da problematiche di diversa natura: quelle legate alla coppia stessa e gli ostacoli rappresentati da vincoli legali e sociali (Goldberg, 2009). Per questi motivi sembrerebbe che, nonostante l’apparente apertura della società nei confronti di queste nuove forme di famiglia, vi sia un certo grado di sfiducia da parte delle minoranze sessuali associata alle basse aspettative di sostegno sociale che riceverebbero in riferimento all’omogenitorialità, ipotesi confermata dalla difficoltà riscontrata nei giovani omosessuali italiani a trasformare il proprio desiderio di avere un figlio in intenzione vera e propria (Baiocco & Laghi, 2013).
Gli stereotipi riguardanti l’omogenitorialità, infatti, sono molti e sono stati ampiamente disconfermati dalla letteratura, ciononostante alle volte questi stessi pregiudizi sono condivisi proprio da persone omosessuali, generando vissuti di inadeguatezza, di colpa e di paura riguardo possibili problematiche nello sviluppo dei figli.  In realtà le coppie omosessuali tendono ad avere uno stile educativo meno punitivo e più centrato sul dialogo e i figli sono generalmente più aperti alla diversità e alla libera espressione di se stessi (Salerno, 2010; Golombock, 2015).
Il seminario si pone l’obiettivo di approfondire le tematiche descritte e di promuovere un dibattito sui temi che caratterizzano questa specifica genitorialità.

*Psicologa, Psicoterapeuta Familiare, Didatta Supervisore, Professore associato presso la Facoltà di Psicologia di Milano-Bicocca, Consulente presso il CIAI – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia

2020

Il seminario verterà sull’intervento di aiuto all’adolescente insieme alla sua famiglia, secondo l’approccio terapeutico multigenerazionale. Non si parlerà quindi dell’ascolto e della comprensione dell’adolescente
nel quadro di una terapia individuale, dove il ragazzo gioca il ruolo del paziente e il terapeuta quello di un esperto.
Se è vero che gli adolescenti, a parole, si mostrano spesso intolleranti e rabbiosi verso i propri familiari desiderando soprattutto allontanarsi da loro, in realtà, implicitamente, comunicano esattamente il contrario, cioè il bisogno disperato di appartenenza e il desiderio di ritrovare uno spazio di fiducia e di relazione con i propri genitori. È senza dubbio più facile e apparentemente più positivo allearsi alla richiesta dell’adolescente di fuggire dalla sua famiglia, rimpiazzando in terapia i genitori reali (quei genitori insensibili, oppressivi, qualche volta abusanti, assenti o ostili) per offrirgli un modello di adulto che lo ascolti e lo guidi nel suo sviluppo.
In realtà l’esperienza clinica dimostra che incontrare le famiglie e offrire loro uno spazio protetto dove mettere in scena i conflitti sia la miglior maniera di trovare risorse insperate e alternative più sane di relazione.

La ricerca di risorse relazionali non si limita alla famiglia, ma si estende alla rete sociale dell’adolescente, a cominciare dal gruppo dei pari; anche una sola seduta con gli amici può far emergere altri aspetti dell’adolescente
stesso, spesso nascosti o negati in famiglia.
Durante il seminario verrà illustrato un caso clinico di ripetuti tentativi di suicidio di una giovane adolescente. Questo tipo di situazioni presentano sempre una sfida tutta particolare, perché si tratta di famiglie terribilmente
colpite, in cui può sembrare impossibile trovare risorse vitali.

L’esperienza di questi mesi di lavoro online con le famiglie ha fatto sperimentare ed aperto prospettive impensabili o comunque non proponibili prima di questa condizione di emergenza.

Spesso ci si è trovati a riflettere come terapeuti nel tentativo di integrare dimensioni differenti talvolta paradossali. Modulare la distanza fisica, dare significato alle assenze, alla difficoltà di essere tutti presenti con l’essere tutti in remoto. Un’opportunità? Ad esempio consentendo la partecipazione di membri della famiglia lontani o normalmente non accessibili a cui sarebbe stato molto impegnativo chiedere di essere presenti in seduta. Un limite? E’ venuto meno il viaggiare nella distanza tra i due luoghi e con esso il tempo e le riflessioni che accompagnano l’andare, il prima, ed il ritornare, il dopo, dalle sedute. Entrare nei luoghi della vita quotidiana delle famiglie e dei i terapeuti ha rappresentato un avvicinamento o un’intrusione?

Ma gli aspetti sui quali è necessario interrogarci sono anche quelli relativi agli effetti di questo venir meno della distanza in tempi ordinari. Per iniziare a citarne solo alcuni:.

  • Le implicazioni di una visita episodica o saltuaria sono differenti dalla prospettiva di un occhio che può entrare anche in momenti in cui la distanza potrebbe invece essere sentita, in una fase del processo terapeutico, un sollievo.
  • La condizione della presenza comporta la possibilità dell’assenza. Motivare un non voler partecipare in remoto richiede una maggiore esposizione che può comportare conseguenze più impegnative da gestire all’interno della famiglia.
  • Il contenimento emotivo a distanza può essere sentita come un’assenza? Il silenzio a volte indispensabile in alcuni passaggi terapeutici può essere sostenuto in remoto?

Accanto a queste ed altre considerazioni relative alla conduzione del processo terapeutico verranno discusse anche le implicazioni e le riflessioni condotte sugli aspetti organizzativi che intervengono nel costituire il contesto in cui si sviluppa l’esperienza dell’incontro con la coppia o la famiglia.

In questo Convegno Straordinario l’Accademia affronterà le crescenti problematiche infantili all’interno di famiglie fragili, dove i legami affettivi sono sempre più precari e instabili in un contesto sociale che non accoglie e sostiene a sufficienza le difficoltà individuali e relazionali dei bambini e delle loro famiglie. Se la psichiatria infantile ha spezzettato il bambino in tante caselle diagnostiche è altrettanto vero che la terapia familiare a livello internazionale ha trascurato il bambino, costruendo teorie e modelli d’intervento centrati sull’adulto e sulla genitorialità anziché sulla famiglia, dove la voce dei bambini possa essere ascoltata almeno quanto quella degli adulti. L’Accademia di Psicoterapia della Famiglia si è battuta per tre decenni per restituire spazio e ascolto ai bambini, considerandoli risorse e guide autorevoli in terapia, così da accedere al complesso mondo delle loro famiglie anziché proteggerli, “lasciandoli a casa”.
Il titolo “Giochiamo sul serio! Bambini a rischio e risorse familiari” racchiude il senso di questo incontro, che si svilupperà in cinque mezze giornate nell’arco di due week end.
Il gioco è il linguaggio con cui si esprimono i bambini, sia nella loro crescita sana che nelle situazioni di rischio o di gravi difficoltà relazionali o comportamentali, e il loro corpo parla se riusciamo a coglierne i segnali.
Il serio si riferisce al prezzo evolutivo che tanti bambini devono pagare quando rimangono inascoltati, triangolati o abusati e, contemporaneamente, al nostro impegno di terapeuti della famiglia nel metterli al centro dei nostri
interventi, sollecitando risorse familiari e istituzionali in grado di dare risposte ai loro bisogni.
A causa del Covid 19 siamo ancora incerti sul prossimo futuro, sia dal punto di vista sanitario che da quello economico: in questo momento storico dare ascolto ai bambini e ai loro bisogni di crescita e di cura sia in famiglia che a scuola è un’esigenza primaria e questo convegno vuole esserne una testimonianza. Durante i 5 giorni di questo evento straordinario si alterneranno presentazioni di giovani terapeuti a quelle di professionisti più maturi, fino a clinici più esperti, che hanno lavorato con i bambini per diverse decadi.
Personalità autorevoli a livello nazionale e internazionale, con le loro relazioni plenarie, forniranno il filo conduttore delle diverse giornate.

Il pensiero di Lacan sta attraversando, da qualche tempo a questa parte, un ritorno di interesse, la proposta di questo seminario nasce come occasione per approfondire, attraverso gli stimoli che possono giungere da un differente punto di vista , le questioni alle quali la clinica familiare che pone attenzione alla dimensione del soggetto non ha mai cessato di interrogarsi.

La possibilità di risignificare il passato attraverso l’esperienza della parola si rende praticabile,anche secondo Lacan per il modo in cui il soggetto giunge a sperimentarsi in quanto “essere parlante” all’interno di una relazione.
Il soggetto si costituisce nella e della stoffa culturale della famiglia ma per quanto importante la ricostruzione del romanzo familiare non potrà rappresentare una garanzia di verità su di sè, in quanto sarà solamente per il tramite di uno spiraglio offerto da una propria parola significante , di un discorso fatto proprio, che il soggetto potrà eventualmente iniziare ad emanciparsi dalla rappresentazione immaginaria di sé composta nel mito identitario familiare.

Secondo Lacan l’articolazione tra singolare e collettivo è nel campo del linguaggio che si costituisce, lì si svolge la nostra storia effettiva, luogo del culturale, dei miti familiari, del farsi corpo “umano” del nostro organismo, e del sintomo. La sensibilità ad un ascolto che riconosca la fatica che costituisce per ogni essere umano il non potersi sottrarre al dire e contemporaneamente al tra-dire (tra-dirsi ?), attraverso il linguaggio, costituisce uno dei contributi più originali del suo pensiero. Egli propone una concezione del simbolico e della parola diametralmente distante dal narrativismo, e l’ attenzione al “come” lo si dice ed “a chi lo si dice ” più che al significato di “cosa “si dice , ne esplicitano la connotazione in quanto atto e processo. Per questi ed altri aspetti e per quanto possa apparire paradossale, la clinica familiare può rappresentare dunque un luogo elettivo in cui possono trovare applicazione alcuni degli apporti di Lacan che sono considerati tra i più innovativi nel pensare il lavoro clinico.

Nel corso del seminario, attraverso esempi clinici tratti dalla clinica familiare, verranno evidenziati i temi ed i concetti rispetto ai quali il pensiero di Lacan può rappresentare un contributo utile in termini di confronto e di approfondimento nella formazione di un terapeuta familiare.

Seminario online con Franco Baldoni

Seminario online con Maurizio Andolfi